domenica 11 novembre 2007

Tornare a Barbiana


Premessa. Sono salito a Barbiana con due persone che - per motivi diversi - mi sono molto care. Uno è un grande amico, l'altro un grande collega. Per loro era la prima volta lassù, nella pieve in mezzo al Mugello dimenticata da Dio.

Ci sono ancora le campane a Barbiana. Quattro. Mute. E per fortuna questa strada rimane troppo ripida e troppo sconnessa. Qui le auto blu non ci arriveranno mai: non una questione di divieti. Semplicemente, sono troppo grosse. Così qui rimane il silenzio. Che racconta ancora una volta tutta la grandezza di un uomo testardo e umile a un tempo. Due caratteristiche che ha dimostrato nel suo primo gesto, appena arrivato in questo strano confino: comprarsi un pezzo di terra nel piccolo cimitero. Dove lo trovi oggi. E la sua tomba bianca è un libro stampato.

Sulla pietra di don Lorenzo Milani ho alzato una preghiera. Che lo stile di quel prete porti frutto nella politica di oggi. Che I care non sia uno slogan, una "moda" per acchiappare un voto in più, ma un "modo" di far politica mettendosi al servizio del bene comune.

2 commenti:

Simone Esposito ha detto...

commara giornalaia, t'avevo detto davanti a una costata della mia pericolosa svolta qualunquista innescata dall'avanzato stato di decomposizione della nostra politica. Sono bastati due giorni coi quasi duecento ragazzi del nostro convegno associativo sul patto tra le generazioni per fare inversione. Il tuo arrampicarti a Barbiana mi ha fatto tornare in mente una mia vecchia riflessione: tra un sentiero e un'autostrada non c'è paragone: l'ultima è veloce, dritta, comoda, piena di servizi (a meno che non vada a Reggio Calabria). Il sentiero è faticoso, contorto, e le macchine non ci passano. Ma le autostrade non arrivano in alto, i sentieri sì. Tocca sudare, ma dobbiamo salire.

Marta Rossi ha detto...

Avrei pagato oro per salire a Barbiana con te, amico giornalaio e con il tuo collega...baciotti